- Salvata Sakineh, ma lapidato il Medioevo
- Usciamo dal Medioevo
- Breve storia del termine MEDIOEVO
- Libertà e Medioevo
- Introduzione al Medioevo
- Il Medioevo: Schema per la periodizzazione e la storicizzazione
- Schema del Medioevo
- Il regno di Matilde
- L'Europa dopo Roma
- Bronislaw Geremek, trattare per costruire
- I Normanni in Italia (tratto dall’articolo I Normanni di Luigi Russo)
- I Normanni in Italia di Donald Matthew
- Medioevo: perchè lo chiamano "secolo buio"?
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Segnaliamo questo bellissimo articolo di Antonio Socci in difesa del Medioevo, tratto dal suo blog Lo Straniero e dal quotidiano Libero.
Salvata Sakineh, ma lapidato il Medioevo
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30 giugno 2010
Siamo alle solite, è veramente il caso di dirlo. Sempre il solito, vecchio, luogo comune del Medioevo come periodo buio e dal quale non può essere uscito nulla di buono e di positivo per l’umanità.
E’ naturalmente una tesi antistorica e manichea, perché la storia non è fatta di secoli bui contrapposti a secoli illuminati, ma è piuttosto un continuo susseguirsi di luci e di ombre in cui tutti dobbiamo batterci continuamente per far prevalere le prime.
A sostegno di questa pisizione vi invitiamo anche a leggere, dopo questo post preso da Italiamedioevale, l’articolo La libertà e le sue radici, che abbiamo postato in Media, Libri e anche in Storia, Medioevo.
Ripetiamo l’invito: usciamo dal Medioevo di certe opinioni preconcette ed oscurantiste, apriamo invece la nostra cultura ad una visione più aperta e comprensiva della storia e del suo corso.
Umberto Rosi

Usciamo dal Medioevo per liberare le imprese
"Usciamo dal Medioevo per liberare le imprese", ecco come si intitola l'editoriale di Giulio Tremonti sul Sole24Ore di oggi. Tanto per cambiare, la solita idea di Medioevo come massima espressione della barbarie, dell'arretratezza, del vecchiume di cui liberarsi velocemente.
Prosegue ancora il Ministro dell'Economia: "Il Medioevo vero è finito come Medioevo. Ma il nuovo Medioevo, che ci si presenta come la caricatura giuridico democratica di quello precedente, ci porta a una dolce morte".
Ci risiamo ! È proprio imposibile liberarsi dei luoghi comuni e questo sul Medioevo appare come uno dei più indistruttibili.
Se il Ministro avesse studiato bene la storia, se per caso avesse "notato" quale immenso patrimonio d'arte e cultura il Medioevo ha lasciato, soprattutto al nostro paese, userebbe altri paragoni e, magari, scoprirebbe che veri "secoli bui" sono proprio quelli che ci stanno "regalando" i nostri governanti.
Per inciso, tutto l'articolo è concepito per sostenere la necessità di modifiche/aggiornamenti dell'articolo 41 della Costituzione sulla libertà d'impresa, se qualcuno avesse voglia di leggerselo tutto, lo può trovare qui:
/www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-26/usciamo-medioevo-liberare-imprese-080300_PRN.shtml
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Breve storia del termine MEDIOEVO
Il termine “Medioevo” è un termine che deriva dal latino scientifico: medium aevum = ‘età di mezzo' e sta ad indicare il periodo che va, per convenzione, dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C. alla Scoperta dell’America nel 1492.
Dalla sua “riscoperta” nel XVIII secolo – quando la Riv. Francese ne cancellò ogni traccia – ad oggi, è stato ed è tutt’ora definito come un periodo oscuro, di decadenza, crisi, corruzione, violenza, guerre. Questa visione del periodo s’è ormai fissata nella mentalità collettiva e non si può certo negare perché il Medioevo è stato effettivamente un periodo di guerre e degrado, ma non solo questo perchè proprio in questo periodo si affermano le prime nazioni (ad esempio Francia e Inghilterra), si diffonde il nazionalismo, si evolve l’ordinamento giuridico, nasce la Chiesa come istituzione, muta la geografia europea – ed è il passaggio che è servito per arrivare all’Europa odierna - e ci sono tali altri cambiamenti che tutt’ora producono effetti nella nostra società. Il Medioevo è stato il passaggio che ha dovuto affrontare l’Europa per passare dal declino alla rinascita e affinché questa risalita avvenisse sono occorsi quasi mille anni di storia!
Il Medioevo è stato distinto in due fasi o età: la prima età feudale e la seconda età feudale. La prima età feudale è il periodo che va dal 476 d.C. al Mille circa. La seconda età feudale va per convenzione dal Mille fino alla scoperta delle Americhe e fu il periodo di ripresa durante il quale maturarono gli eventi che portarono l’Europa nel Rinascimento e quindi nell’Età Moderna.
È da aggiungere che nel corso del tempo a fianco al termine “Medioevo” si è messo anche il termine “Feudalesimo” [dal lat. med. Feodalis] e si è arrivati a credere queste due parole come sinonimi della stessa cosa, ma non è così. Il Medioevo fu il periodo storico durante il quale nacque il Feudalesimo, un sistema giuridico, politico ed economico. Sul Medioevo e sul Feudalesimo si sono soffermati studiosi, storici e non solo, cercando di fare svariate classificazioni o dare definizioni specifiche. Ricordiamo il Richelet, Baulanvilliers e Montesquieu. Mentre i primi due si limitarono a descrivere il sistema del feudo, tralasciando il medioevo, fu Montesquieu a definire il periodo facendo la corretta classificazione e quindi la distinzione tra il Medioevo e il feudalesimo ed è così che a noi oggi è arrivata.
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La libertà e le sue radici
L'affermarsi dei diritti delle persone nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo
di Maurizio Ormas
pp. 304, € 17,50
Effatà Editrice, 2010
ISBN: 978-88-7402-567-1

C’è incompatibilità tra libertà e cristianesimo? Quando è nata la moderna idea di libertà? E quando è accaduto che essa si traducesse in istituzioni politiche? È sorprendente scoprire che molte risposte a tali domande devono essere ricercate nel Medioevo, l’epoca in cui il cristianesimo ha espresso in modo più rilevante, nell’Europa Occidentale, la sua influenza sulla società. Il punto di partenza dell’indagine era necessariamente la comprensione di alcune idee connesse a quella di libertà – uguaglianza, equità, giustizia, diritto – nelle tappe fondamentali della loro storia: quando hanno preso forma teorica e, nel tempo, sono divenute consuetudine, pratica per i popoli, istituzioni?
L’esame del pensiero giuridico sui diritti della persona, a partire dall’antichità, ha consentito di riscontrare un fattore dinamico di sviluppo nel dualismo Stato-Chiesa, dualismo che attraverso fasi alterne, ora di conflitto, ora di collaborazione, si dispiega per tutto il corso della storia sino ai nostri giorni. Il saggio si conclude con un esito culturale di grande interesse e scarsamente conosciuto: la prima “carta dei diritti umani” della storia, compilata nel primo Cinquecento da Francisco de Vitoria, docente all’Università di Salamanca.
Maurizio Ormas, nato nel 1948, ha studiato fino alla laurea a Milano e ha conseguito il dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense a Roma.
Ormas, Maurizio - La libertà e le sue radici
Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it
L’affermarsi dei diritti della persona nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo, prefazione di R. Buttiglione, Effatà, Cantalupa 2009, pp. 303.
Nella mentalità comune è riscontrabile un pregiudizio circa una presunta incompatibilità tra libertà e cristianesimo. Per mostrarne l’infondatezza, l’autore mette in luce come nel Medioevo europeo occidentale, l’epoca in cui il cristianesimo ha espresso la sua influenza sulla società più che in ogni altra, affondano le loro radici gran parte delle libertà e dei diritti che costituiscono il patrimonio del nostro vivere civile. Non solo, ma anche delle istituzioni che danno loro espressione e garanzia.
Come osserva Rocco Buttiglione nella sua prefazione al libro, «in questa visione non esiste una cesura epocale fra Medio Evo ed età moderna, non c’è un uomo del Medio Evo essenzialmente diverso dall’uomo moderno, con un orizzonte di pensiero e di esistenza assolutamente diverso ed incomunicabile…, quasi che esistesse una rottura assoluta fra i “secoli bui” e la civiltà moderna». Al contrario, «la libertà moderna ha le sue radici proprio nella cosiddetta età di mezzo». Infatti, solo in Europa occidentale, a differenza di tutto il resto del mondo, la libertà ha avuto modo di svilupparsi e consolidarsi.
Che cosa ha fatto sì che ciò accadesse? Innanzi tutto il monito di Gesù «rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio» certo, ma questo dovrebbe valere anche per l’oriente cristiano; in realtà è stato così solo in parte. Qual è dunque l’elemento che ha reso unica l’esperienza del nostro mondo occidentale, con le sue libertà individuali e collettive, politiche ed economiche? Ormas lo individua nel dualismo tra Chiesa e Stato, un dualismo che conosce fasi alterne, ora di conflitto, ora di collaborazione, e che si dispiega per tutto il corso della storia, anche oggi, come la cronaca ci ricorda.
Dualismo indagato e approfondito sulla scorta di alcuni autori di riferimento a cui non è stata resa piena giustizia dalla cultura europea e in particolare da quella italiana. I fratelli Carlyle, con la loro monumentale Storia del pensiero politico medievale, Lord Acton con la sua Storia della libertà, che arricchisce il dualismo Stato-Chiesa dei Carlyle con quello Stato-società e il nostro don Sturzo, col suo Chiesa e Stato, saggio sociologico storico, che affina in chiave sociologica lo strumento concettuale del dualismo con quello della diarchia.
Il periodo indagato da Ormas va dal V secolo, quando Papa Gelasio ha elaborato la dottrina della distinzione tra potere temporale e spirituale - nonché dell’indipendenza di quest’ultimo -, al XVI secolo, quando Francisco de Vitoria, teologo della Scuola di Salamanca, ha redatto quella che è stata definita la prima “carta dei diritti umani”. Vitoria infatti, col suo recupero del giusnaturalismo classico di Tommaso, rappresenta il culmine della riflessione medievale sui diritti umani. Al tempo stesso segna il momento di passaggio al nuovo modo di sentire il tema del diritto naturale, tipico dell’epoca moderna, quello che chiamiamo “giusnaturalimo laico”, che vede in Ugo Grozio, la sua prima e più tipica espressione.
L’orizzonte culturale che abbraccia questo lungo arco di tempo è quello della christianitas medievale che nasce nel IX secolo grazie all’integrazione di tre culture: l’eredità del mondo classico, la rivelazione cristiana rimeditata dai Padri e le tradizioni dei popoli germanici subentrati al crollo dell’Impero d’Occidente. Tale orizzonte è caratterizzato da quattro principi.
Il primo afferma che tutti gli uomini sono uguali per natura.
Il secondo che il potere politico deriva dal popolo.
Il terzo riguarda la persona, considerata indisponibile per lo Stato in quanto è immagine di Dio e a lui solo appartiene.
Il quarto sostiene che l’autorità del governante non è mai assoluta ma è limitata dalle consuetudini giuridiche nazionali: non è il sovrano infatti la fonte del diritto, ma la tradizione del popolo, come dice l’Edictum Pistense dell’869: «Quoniam lex consensu populi et constitutione regis fit». Grazie a questi principi, matura il riconoscimento delle libertà individuali e sociali nei confronti del “potere” che saranno tipiche del mondo moderno. Infatti si consolidano usi, costumi, convinzioni oltre che una mentalità connotata di evidenze etiche tali da originare la coscienza dei diritti che noi oggi abbiamo.
É importante notare che non si tratta solo di intenzioni ma anche di prassi, di istituzioni, di leggi, di ordinamenti, di fatti, insomma. Appartiene infatti al pensiero medievale, secondo Lord Acton, il merito di «ridurre ogni autorità politica entro limiti definiti».
Per tale ragione Ormas si è soffermato non sullo sviluppo delle vicende storiche ma, all’interno di tali vicende, sull’intreccio delle dottrine teologiche, filosofiche, giuridiche circa la libertà e sulle loro conseguenze a livello politico e sociale.
A suffragare la sua tesi concorrono una quantità di testi e documenti che danno ragione della ricchezza delle problematiche e delle acquisizioni di quel mondo così lontano e insieme così vicino a noi.
Se tale ricchezza di problematiche fosse maggiormente divulgata verrebbe anche a cadere il pregiudizio iniziale circa l’incompatibilità tra cristianesimo e libertà che tanta influenza ha in una parte della cultura e nella mentalità comune.
LIBERTA’ E MEDIOEVO
«C’è incompatibilità tra libertà e cristianesimo? Quando è nata la moderna idea di libertà? E quando è accaduto che essa si traducesse in istituzioni politiche?»
Maurizio Ormas, col suo ultimo saggio La libertà e le sue radici. L’affermarsi dei diritti della persona nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo, mostra come molte risposte a tali domande devono essere ricercate nel Medioevo, l’epoca in cui il cristianesimo ha espresso maggiormente, almeno nell’Europa occidentale, la sua influenza sulla società.
Il volume ricostruisce un lungo percorso storico all’interno del quale risulta chiaro che, se è vero che l’Occidente poté giustificare le libertà personali e sociali, politiche ed economiche sulla base di una dottrina del diritto naturale che risale almeno a Cicerone, è altrettanto e forse ancor più innegabile che i vertici di tale riflessione vennero raggiunti durante il periodo medievale.
Fu infatti dal II al VII d.C. che la dottrina dei pensatori latini precristiani venne integrata, nella riflessione dei Padri della Chiesa e dei pontefici romani, con il concetto di persona (introdotto grazie alla riflessione teologica sulla rivelazione) e con l’apporto del diritto consuetudinario delle tribù germaniche (una volta che furono inserite nell’alveo della romanità cristianizzata) basato sulla fedeltà personale e sull’idea della pari dignità tra signore e vassallo.
Alla fine del V secolo, inoltre, papa Gelasio formulò la dottrina della distinzione del potere temporale da quello spirituale e della loro reciproca indipendenza nelle rispettive sfere di competenza; essa costituirà uno dei cardini del pensiero politico medievale e contribuirà a dare all’Occidente il volto di società distributrice di diritti che noi conosciamo, perché romperà la concezione monistica del potere cara a tutto il resto del mondo e introdurrà quella del dualismo fra Chiesa e Stato.
Con il cristianesimo, quindi, alla divinizzazione della persona degli imperatori romani subentra una dottrina dell’autorità politica cui viene sì riconosciuta un’origine divina, ma solo in vista di garantire quell’equità e quella giustizia di cui Dio stesso è la fonte, e di cui il diritto, che ne derivava, costituiva un tentativo sempre imperfetto di attuazione.
I due poteri, talora collaboranti, più spesso in conflitto tra loro anche quando vennero concepiti come entrambi interni all’unica societas christiana, vennero comunque considerati in una relazione armonica - essa sarà al centro della sintesi tomista - destinata però a entrare in crisi. Tra la fine del secolo XIII, epoca in cui visse Tommaso d’Aquino, infatti, e l’inizio di quello successivo, cominciarono a essere messi in discussione i fondamenti metafisici del diritto: si negò alla ragione la capacità di cogliere l’ordine inscritto nella natura. Ciò fu opera della cosiddetta “scuola francescana” (Giovanni Duns Scoto e Guglielmo di Ockham) che giunse a concepire il diritto come frutto esclusivo della volontà del governante, aprendo così la strada all’assolutismo.
Nonostante il grande influsso che la scuola francescana ebbe nei secoli successivi, essa non riuscì però a impedire che, in pieno XVI secolo, il domenicano spagnolo Francisco De Vitoria (1492-1546), professore all’Università di Salamanca, riprendesse la dottrina tomista del diritto naturale. Fu grazie a questa che egli poté affermare i diritti degli indios americani e di tutti gli uomini, consegnandoci - quattrocento anni prima della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo - quella che è stata definita la prima “carta dei diritti umani”.
Maurizio Ormas, La libertà e le sue radici. L’affermarsi dei diritti della persona nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo, prefazione di Rocco Buttiglione, Effatà, Cantalupa 2010
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Introduzione al Medioevo
Per lo studio del Medioevo, vi proponiamo una bellissima presentazione prodotta dalla professoressa Alessandra Scalini del Liceo Malpighi di Bologna.
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Il Medioevo: Schema per la periodizzazione e la storicizzazione
IL MEDIOEVO
476 d.C.
Inizio invasioni barbariche
Devastazione e decadenza di città e campagne
Calo demografico e decadenza urbana
Economia di sussistenza
Abbandono del latino e regresso culturale
Cultura solo monastica – Abbandono dei classici pagani
Espansionismo arabo – influsso della cultura araba sull’Occidente
800
Carlo Magno e il Sacro Romano Impero
Stabilizzazione dei confini e dei territori – ASSEGNAZIONE DELLE TERRE
FEUDALESIMO
Società piramidale
Economia chiusa
Immobilismo sociale{aristocrazia (bellatores) – clero (oratores) – contadini (laboratores)
Verticalismo: la gerarchia riflette l’ordine divino
Magia e Simbolismo :doppia valenza della realtà minerale, vegetale e animale
Allegorismo: i quattro sensi della scrittura
ANNO MILLE
Maggiore stabilità EUROPEA (ulteriore sistemazione di confini)
Conseguente ripresa economica e rinascita delle attività
Nuove invenzioni (ARATRO) e surplus di produzione
Economia di scambio – mercato - nascita della città e di nuove classi sociali (borghi > borghesi)
MA:
Lotta per le investiture
Espansione cristiana verso l’Islam (Crociate)
VISIONE UNIVERSALISTICA DEI DUE MASSIMI POTERI
Papato e Impero, strumenti divini per realizzare la beatitudine in terra e in cielo
Prosecuzione della mentalità statica dell’ipse dixite dell’ auctoritas
Sistema unitario della conoscenza (scolastica)
Trascendenza
Ascetismo
Misticismo
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Schema del Medioevo
Molto utile per poter studiare il Medioevo ci pare questo schema preparato dalla prof. Luisa Nardecchia per il proprio sito Didacta.altervista.org che consigliamo a tutti gli studenti liceali e ai loro insegnanti.
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Il regno di Matilde

Come si può vedere da questa mappa, il regno di Matilde di Canossa si estendeva in parte dell'attuale Lombardia e dell'Emilia Romagna, in Toscana e scendeva arrivando fino a parte del Lazio.
(dal sito www.terredimatilde.it)
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L'Europa dopo Roma
Una nuova storia culturale 500 - 1500
di Julia M.H. Smith
pp. 456, € 27,00
Il Mulino, 2008
ISBN: 978-88-15-12513-2
Questo libro riconsidera un periodo storico - quello compreso tra il 500 e l'anno 1000 - spesso visto come un'età di decadenza e frammentazione, e qualificato come "secoli bui". Rovesciando il luogo comune l'autrice sostiene che l'"alto medioevo" è in realtà caratterizzato da grandi e importanti trasformazioni, oltreché da marcate differenziazioni locali. La sua indagine si appunta non tanto sulle vicende politico-istituzionali o economiche quanto su comportamenti e valori, secondo una prospettiva che combina storia culturale, studi regionali, studi di genere. Sono così messe in luce le dinamiche demografiche, le risposte alle calamità, ma anche le relazioni interpersonali - amicizia, parentela, rapporti fra i sessi -, le gerarchie sociali, le concezioni del potere. Ne emerge il convincente ritratto di un'epoca multiforme che sta per molti versi all'origine delle specificità culturali dell'Europa.
Julia M.H. Smith insegna Storia medievale nell'Università di Glasgow. Tra i suoi libri: "Province and Empire: Brittany and the Carolingians" (1992) e "Early Medieval Rome and the Christian West" (2000).
(Fonte: italiamedievale)
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Bronislaw Geremek, trattare per costruire
“Dissidente, combattente, patriota, oppositore, diplomatico, mediatore, negoziatore”, sono questi i principali appellativi utilizzati in questi giorni per il polacco Bronislaw Geremek tragicamente scomparso in un incidente stradale mentre stava recandosi con la sua auto a Bruxelles dove ricopriva la carica di eurodeputato dal 2004.
Era nato a Varsavia il 6 marzo 1932, muore a Poznan il 13 luglio 2008. Viene ricordato per la sua attività di grande intellettuale, storico soprattutto del periodo medievale dopo essere stato allievo di Philippe Braudel; dissidente del regime comunista e “mente” di Solidarnosc al fianco di Lech Walesa; deputato polacco dall’ ’89 al 2001, ministro degli esteri dal 1997 al 2000 (firmò l’adesione alla Nato nel 1999), eurodeputato.
Vediamo cosa di lui ci può interessare di più nel nostro sito.
- Fu studioso del Medioevo, e il suo libro rimasto più famoso è “La pietà e la forca”, in cui presenta un quadro storico eccezionale della miseria e della carità in Europa dal Medioevo all’età moderna. Nelle prime pagine del libro ci dà un quadro del Medioevo che vale la pena cercare di riassumere. Generalmente si considera il Medioevo in modo negativo, anche per i residui che ha proiettato nella mentalità odierna. Esso viene presentato in modo piatto, e non con quella dinamicità che invece gli è propria. Molto è dovuto al fatto che il millennio medievale appartiene alla civiltà cattolica, caratterizzata da coesione interna e continuità di sviluppo. La religione cristiana univa la civiltà medievale e la Bibbia forniva le istruzioni su come vivere e la base dei valori e dei programmi sociali. Chi volesse parlare di radici dell’Europa, vedrebbe bene come la pensa Geremek, intellettuale onesto anche se non cristiano, essendo di religione ebraica (il padre era morto ad Auschwitz) ed aperto fra l’altro alla religione islamica, essendo sempre stato favorevole all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Per lui la diversità di religione non doveva essere motivo di divisione, e lo dimostrò con la sua grande amicizia col papa polacco.
- Abbiamo già accennato al suo convinto europeismo; fu lui come ministro degli esteri polacco ad avviare le trattative per l’ingresso del suo paese nella UE; fu lui ad occuparsi intensamente della riconciliazione polacco-tedesca; fu lui che si battè, anche nel proprio paese, per l’allargamento UE a paesi come l’Ucraina e la Bielorussia e a difendere la candidatura turca. Attualmente era deputato al Parlamento europeo nel gruppo dei democratico-liberali, ed era stato ad un passo dal diventare Presidente dello stesso parlamento. Aveva la stima di tutti gli europeisti convinti, e a lui venivano affidate le trattative più delicate soprattutto per l’allargamento dell’UE e per avvicinare la gente allo spirito dell’Unione, da non vedere solo sul piano economico, ma soprattutto ideale, dopo che l’Europa stessa era stata la causa di infiniti avvenimenti bellici e di ben due Guerre mondiali.
- Lottò sempre per la libertà, ma mai con metodi violenti e antidemocratici. Dichiarò la propria soddisfazione per aver operato a favore del “passaggio non violento dal regime totalitario alle libertà democratiche”. Per la sua partecipazione a Solidarnosc fu internato per ben due volte per più di un anno e mezzo fra l’ 81 e l’ 83; fu consigliere di Lech Walesa e “mente” della transizione alla democrazia, partecipando alla Tavola rotonda col regime polacco di Jaruzelski, dove trattò per raggiungere in modo pacifico a una democratizzazione progressiva basata su una serie successiva di accordi. Il suo successo, condiviso con tanti altri (fra cui il suo amico Papa) ci portano a sottolineare come la ricerca della libertà non vada mai perseguita con la violenza, cole la democrazia, pur coi suoi limiti, è l’unica però a garantire le libertà, come la non-violenza sarà la strada stretta, però è anche la sola via che porta al perdono reciproco, alla accettazione incondizionata e alla convivenza pacifica.
Tutto questo ci insegna Bronislaw Geremek, che ricordiamo ad una settimana dalla morte ma che dovremo continuare a ricordare per il suo grande insegnamento di vita.
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I Normanni in Italia
Giunti probabilmente nelle regioni meridionali per motivi di pellegrinaggio (i porti della costa pugliese erano una delle tappe più frequentate per i pellegrini diretti a Gerusalemme, senza contare il celebre santuario di San Michele al Gargano), i guerrieri della Normandia si resero presto conto delle opportunità che il Mezzogiorno offriva loro nell’XI secolo. Indomabili guerrieri, furono assoldati nei primi decenni dell’XI secolo come mercenari dai vari principi longobardi e gli alti funzionari bizantini, alla costante ricerca di guerrieri con cui rinforzare i propri eserciti. Inizialmente si trattava di piccoli gruppi di cavalieri provenienti dalle file della aristocrazia minore del ducato di Normandia, regione governata con determinazione dai duchi discendenti di quel Rollone sul quale ci siamo soffermati in precedenza. Molti di questi ambiziosi guerrieri, privi di prospettiva di carriera nelle terre del ducato o che avevano avuto problemi con la severa giustizia ducale, scelsero di trasferirsi nel Mezzogiorno.
Tra di loro particolare fortuna arrise alla prole di Tancredi d’Altavilla (il nome originario era Hauteville, una piccola località del Cotentin, cavaliere appartenente alla piccola nobiltà normanna: dei dodici figli avuti da due mogli, Tancredi vide partirne ben nove alla volta dell’Italia meridionale. In particolar modo due avrebbero lasciato una traccia duratura: il primo, Roberto, poi conosciuto con il soprannome di Guiscardo (= «astuto»), che nel giro di un decennio, da povero cavaliere, giunse ad essere investito della carica ducale, ereditata in seguito alla morte del fratello Umfredo (1057); l’altro di nome Ruggero, che dopo lunghe lotte avrebbe assunto il governo della Sicilia, strappata definitivamente ai musulmani nel 1091 dopo un trentennio di combattimenti.
Il motivo alla base del successo dei Normanni fu la capacità di inserirsi con abilità tra i vari poteri in competizione nelle regioni meridionali, sfruttare le rivalità reciproche, allo scopo di conquistare quanta più libertà d’azione (e territori). Il semplice elenco delle tappe dei riconoscimenti ufficiali ottenuti dai loro capi è indicativo della rapidità dell’affermazione normanna: nel 1030 v’è la concessione della prima contea (quella di Aversa), ceduta dal principe Guaimario IV di Salerno a Rainulfo; nel 1042 Guglielmo «Braccio di Ferro» è scelto come conte di Puglia, nel 1059 Riccardo Quarrel è riconosciuto da papa Niccolò II principe di Capua, mentre Roberto il Guiscardo è a sua volta riconosciuto con il titolo di duca di Puglia e Calabria (trattato di Melfi).

Il loggiato e il campanile del Duomo di Salerno, nel cui transetto è conservata la tomba di Papa Gregorio VII
Con questo non è possibile dimenticare i numerosi ostacoli affrontati dai Normanni nel corso dei decenni centrali dell’XI secolo in cui si decisero gli assetti meridionali: a più riprese essi dovettero affrontare l’ostilità armata sia dell’impero germanico sia di quello bizantino, ciascuno dei quali nutriva progetti di riconquista delle regioni del Mezzogiorno. Tra i principali pericoli affrontati vi fu la spedizione armata con cui truppe germaniche, pontificie e mercenarie, guidate da papa Leone IX, nella primavera del 1053 invasero la Puglia per ricondurre i normanni sotto l’autorità del papa e dell’imperatore tedesco. Tuttavia la battaglia tenutasi nei pressi di Civitate (18 giugno 1053), nel foggiano, che vide la clamorosa sconfitta delle truppe di Leone IX, rese chiaro a tutti che la presenza normanna non poteva più essere considerata temporanea. Di ciò si rese conto anche la curia romana e i pontefici che da quel momento ricercarono l’alleanza piuttosto che lo scontro aperto con i Normanni in funzione del nemico comune, vale a dire l’imperatore tedesco Enrico IV, salito giovanissimo al trono nel 1056, i cui rapporti con la chiesa di Roma vennero progressivamente deteriorandosi nel corso della cosiddetta “lotta per le investiture”.
(tratto dall’articolo I Normanni di Luigi Russo nel sito www.italiamedievale.org)
Vogliamo soltanto aggiungere che Roberto il Guiscardo intervenne in occasione della conquista di Roma da parte di Enrico IV; saccheggiò la città, ma portò con sé in salvo il Papa a Salerno, dove poi morì.
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I Normanni in Italia
di Donald Matthewpp. 560, € 20,00
Laterza, 2008
ISBN: 9788842087458
Avventurieri, guerrieri o pellegrini che fossero inizialmente, i normanni riuscirono a unificare il Mezzogiorno d’Italia, scalzando oltre alle signorie locali anche poteri più antichi e più forti, quali i bizantini e i saraceni, con uno sforzo costante e tenace che richiese quasi un secolo e mezzo. Furono loro, nel XII secolo, a mostrare che era possibile creare nella composita penisola italiana un solido regno. Di questo lungo processo Matthew mette a fuoco gli anni salienti, tra il 1130 e il 1266: dal Regno di Sicilia di Ruggero II d’Altavilla fino agli splendori dell’imperatore Federico II di Svevia. Nulla sfugge alla trama del suo racconto che tesse la storia politico-istituzionale con la geografia e la cultura materiale, le vicende economiche e le dinamiche sociali, l’articolazione delle fedi e l’organizzazione delle diverse chiese cristiane, gli sviluppi culturali e i movimenti artistici e architettonici.
Indice:
Premessa all’edizione italiana - Ringraziamenti - Nota sulle equivalenze monetarie - Parte prima I normanni e la monarchia: I. L’Italia meridionale e i normanni prima della creazione della monarchia - II. La fondazione del regno - Parte seconda Il regno: III. Le risorse materiali - IV. Le comunità religiose - V. Aspetti della vita intellettuale e artistica - VI. L’ordinamento della società - Parte terza La monarchia: VII. I re nel proprio regno - VIII. Governo e amministrazione - IX. La difesa del regno e i suoi nemici - Parte quarta L’eredità dei normanni: X. Il regno in crisi - XI. La ripresa del regno - XII. Il regno tradito - Bibliografia - Indice dei nomi - Indice dei luoghi notevoli
(Scritto da: italiamedievale)_____________________________________________________________________
Medioevo: perché lo chiamano "buio"?
Autore: Pinna, Maria Vittoria
Fonte: CulturaCattolica.it

Contro un "secolare pregiudizio"
Quante volte per squalificare una situazione o per stigmatizzare qualcosa di negativo abbiamo sentito dire: "Siamo tornati al Medioevo" oppure "Questa è una mentalità medievale!"
Purtroppo questo modo di esprimersi, divenuto ormai patrimonio comune dei nostri tempi, bolla acriticamente un periodo storico di ben dieci secoli, che qualcosa di buono deve pur avere avuto!
Vedremo poi in che senso questo splendido periodo viene rattrappito dall'ignoranza o dal pregiudizio degli storici e non; ma prima è opportuno ricordare alcuni aspetti di questi secoli che molti ancora si ostinano definire "bui".
Nel frattempo cerchiamo di delineare sia pure in modo sintetico questo lungo periodo storico.
Il Medioevo, tradizionalmente, indica il periodo che va dalla caduta dell'impero romano (476 d.C.) d'Occidente alla scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo (1492). Si tratta quindi di un periodo abbastanza lungo e complesso, ma "stranamente" la cultura moderna non ama soffermarsi in modo obiettivo sui singoli accadimenti storici o sui vari fenomeni culturali e religiosi che lo caratterizzarono. E anche nelle nostre scuole sempre più finisce per diventare una breve e imbarazzante parentesi tra l'epoca d'oro della Classicità e il trionfale Rinascimento, dalle scoperte e intuizioni geniali che introducono in quel progresso senza fine cui è destinata la storia dell'uomo, artefice della propria fortuna.
Naturalmente è impossibile sintetizzare in poche righe i complessi processi di trasformazione che caratterizzarono questo periodo, che un'autorevole studiosa (Régine Pernoud) avrebbe preferito definire "Civiltà cristiana romano-germanica", pur riconoscendo l'impossibilità di sostituire ad un termine così universalmente diffuso (Medioevo) un altro difficilmente comprensibile all'attuale mentalità predominante.
Piuttosto che soffermarsi sui molteplici fatti storici fatti è utile e interessante sottolineare almeno alcuni aspetti di questo variegato periodo, che ultimamente, almeno nel mondo accademico più serio, conosce una decisa rivalutazione.
L'aspetto più interessante per noi è certamente sapere che quel che caratterizzò il Medioevo è la concezione unitaria della vita, riconosciuta come totalmente determinata dall'appartenenza alla Chiesa (cioè dalla dipendenza da Dio), tanto che sarebbe più adeguato definire il Medioevo come epoca della Cristianità.
Se dunque ciò che determinò il Medioevo fu una profonda religiosità, vissuta come appartenenza alla Chiesa, anche tutte le manifestazioni culturali, sociali e politiche ne furono informate. Si pensi per esempio agli "archetipi della cultura europea" che sono il santo, il re, il cavaliere e che ci hanno lasciato una preziosa eredità, per chi ha il coraggio di accoglierla nella sua interezza.
Si pensi allo splendore delle cattedrali che hanno punteggiato l'intera Europa di fari luminosi per la loro bellezza (per R. Pernoud il Medioevo è l'unica epoca di sottosviluppo che ci abbia lasciato delle cattedrali!). Si pensi al preziosissimo lavoro dei Benedettini, che con la loro regola e con la loro operosità non solo hanno ispirato gli altri ordini religiosi, ma addirittura hanno iniziato l'opera semplice ed umile di ricostruzione dopo le devastazioni barbariche, senza trascurare di custodire e trascrivere i manoscritti dell'antichità classica. Si pensi alle prime scuole, nate a ridosso dei monasteri e frequentate da tutti, anche dai più poveri. Si pensi alla nascita dell'Università, che, pur tenuta da ecclesiastici, non temeva di affrontare qualsiasi argomento, in nome della ricerca della verità e in ossequio alla retta ragione capace di giungere alle soglie della fede. Si pensi alle grandi opere filosofiche, nate anche per contrastare l'insorgere delle eresie, ma non solo. Si pensi al prodigioso fiorire di poemi epici il cui contenuto, grazie ai grandi pellegrinaggi della cristianità, circolavano liberamente in tutta Europa; per non parlare del capolavoro delle nostre origini che è "La Divina Commedia". Si pensi al rapporto di profonda lealtà e libertà che legava signore e vassallo. Si pensi alle grandi innovazioni tecniche troppo spesso sottaciute dall'ignoranza del nostro tempo, conseguente anche al fatto che vi sono moltissimi manoscritti non ancora esaminati e pubblicati. Si pensi all'importanza che aveva la donna se anche nei monasteri doppi, maschili e femminili, separati ma contigui, i monaci facevano la "professione" nelle mani della badessa e non dell'abate; oppure al fatto che solo nell'autunno del medioevo, nel '300 alla donna non sarà più permesso per esempio di frequentare la Sorbona, mentre prima la donna poteva anche esercitare cariche pubbliche, oppure praticare la medicina ed era incoronata regina alla stessa stregua del re (il che dopo non accadde più).
Si tratta solo di alcuni aspetti della civiltà del Medioevo che ci fanno intuire quale ricchezza resti nascosta e sconosciuta ai più su questo periodo. Certo non mancarono errori e nefandezze, come in ogni periodo storico a causa della fragilità umana… ma anche il fatto che in tutto il Medioevo sia attestato un solo suicido la dice lunga sul tipo di mentalità, che ormai noi non conosciamo più.
Tutto ciò per ristabilire un minimo di verità su questo periodo storico così misconosciuto.
Ma come mai si è arrivati a bollarlo come epoca" buia"?
E come è nata questa leggenda che facilmente viene propinata da storici e intellettuali che, per ignoranza o per pregiudizio, preferiscono liquidare con una semplice formula quasi mille anni di storia?
Occorre tenere presente una verità molto spesso dimenticata: che "la storia" ufficiale - quella che poi finisce con l'essere un patrimonio comune di un determinato popolo - non è costituita dai fatti storici nella loro integralità e nel loro significato (ché sarebbe un segno di troppo grande amore alla verità), bensì da quello che i vincitori decidono valga la pena di ricordare. Quindi non è necessario fare operazione apertamente menzognere, come quelle che si perpetravano con tanto di teorizzazione ideologica giustificativa nell'Unione Sovietica del secolo scorso, per cui la storia si riscriveva ad ogni generazione in base alle esigenze propagandistiche del capo di turno: basta semplicemente omettere certi periodi storici o certi fatti ed enfatizzarne altri e il gioco è fatto (si pensi al modo come si è parlato dei martiri della Resistenza in Italia e come per tanto tempo si sia colpevolmente taciuto delle ormai famose "foibe").
E anche se non sono i vincitori in senso politico o militare ad effettuare la manipolazione degli eventi storici, quel che determina la scelta dei fatti degni di essere ricordati è certamente anche l'orientamento ideologico, o per meglio dire la mentalità propria del periodo in cui lo storico scrive.
Un secondo aspetto da non sottovalutare è la sottile opera che si perpetra anche con l'uso di determinati termini: Medio Evo sarebbe infatti semplicemente una "età di mezzo", una parentesi insignificante (di quasi mille anni!!!), un… incidente di percorso, tra lo splendore dell'età classica e il Rinascimento.
Questo tipo di operazione, per quel che concerne il Medioevo, è iniziata proprio con l'emergere della nuova cultura del Rinascimento, che si pone consapevolmente in antitesi nei confronti dei secoli precedenti e in particolare di quelli in cui l'unitarietà della concezione della vita, determinata dalla civiltà integralmente cristiana, aveva prevalso. La contrapposizione culturale fondata su una concezione della realtà che cominciava a rifiutare Dio in modo sempre più consapevole, viene poi acuita dall'operazione di demonizzazione di tutto ciò che sapeva di oscurantismo cattolico.
Tale operazione viene poi incrementata, al tempo della cosiddetta "Riforma", dai teologi e dagli storici protestanti, che animati dall'odio anticattolico (ricordiamo che da loro il Papa veniva definito come l'Anticristo), non esitavano a dare un giudizio negativo su tutto quel periodo che era stato caratterizzato dal trionfo della Chiesa e del papato romano.
In seguito l'opera di svalutazione totale del Medioevo è completata dall'Illuminismo, che in nome dell'esaltazione della ragione intesa come capacità astratta e superba di misurare la realtà, bolla definitivamente quelli che definisce secoli bui in odio a qualsiasi tradizione, specie se religiosa, precludendosi così la possibilità di conoscere veramente quei secoli in cui proprio la Chiesa era stata l'unica a difendere la retta ragione.
Uno degli esiti più clamorosi dell'Illuminismo è certamente la rivoluzione francese della quale uno dei primi atti è stato quello dell'Assemblea Nazionale che, nella celebre notte del 4 agosto 1789 decretò praticamente di sopprimere il passato per poter "far rinascere" una nuova Francia.
Alla fine del 700 l'opera di mistificazione nei confronti di mille anni di storia, grazie alla sapiente opera iniziata con il Rinascimento, è praticamente compiuta: ormai il Medioevo, come espressione della cristianità, ha definitivamente un'immagina negativa e immodificabile e diventa automatica qualsiasi sbrigativa condanna di quel periodo storico.
Attualmente la nostra cultura, quasi totalmente scristianizzata, riceve volentieri questa visione ereditata da secoli di mistificazione nei confronti del Medioevo, e acriticamente la fa propria.