- Il risveglio della coscienza nella civiltą medievale
- Le Alpi porta d'Europa
- Libertà e Medioevo
- Le donne nell'Alto Medioevo, di Tiziana Lazzari
- "Andare a Canossa" con la guida di Gino Badini
- Le societą dell'alto medioevo
- Medievale.it
- Matilde di Canossa, di Vito Fumagalli
- Pier Damiani e il Monastero di San Gregorio in Conca nella Romagna del secolo XI
- Matilda di Canossa
- La formazione della civiltą medievale. Dal VI al XII secolo
- Francesco Maria Fiorentini (1603-1673)
- I mille volti di Matilde
- "La Grammatica di Cristo" di Pier Damiani. Un maestro per il nostro tempo
- Le origini dell'economia europea
- I tre poteri
- Medioevo canossiano e la grande Matilde
- Nascita di un Regno
- Le profezie si Malachia
- Matilde di Canossa
- La storia mediata
- L'Italia medievale
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Author: |
Chenu Marie Dominique |
Contributions of : |
A cura di: Inos Biffi e Costante Marabelli |
Subtitle: |
Con l'aggiunta di: L'intelligenza della fede. |
Translated by: |
Inos Biffi |
Price: |
Euro 10,00 |
Subject: |
Medievistica / Middle Ages |
Box: |
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Year of publication: |
1991 |
Reprint / N.ediz.: |
Maggio 2010 |
Pages: |
96 |
Series: |
Di fronte e attraverso |
Subseries: |
Biblioteca di Cultura Medievale |
Availability: |
Disponibile |
ISBN (13 numbers): |
978-88-16-40292-8 |
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Le Alpi porta d'Europa |
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La libertà e le sue radici
L'affermarsi dei diritti delle persone nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo
di Maurizio Ormas
pp. 304, € 17,50
Effatà Editrice, 2010
ISBN: 978-88-7402-567-1

C’è incompatibilità tra libertà e cristianesimo? Quando è nata la moderna idea di libertà? E quando è accaduto che essa si traducesse in istituzioni politiche? È sorprendente scoprire che molte risposte a tali domande devono essere ricercate nel Medioevo, l’epoca in cui il cristianesimo ha espresso in modo più rilevante, nell’Europa Occidentale, la sua influenza sulla società. Il punto di partenza dell’indagine era necessariamente la comprensione di alcune idee connesse a quella di libertà – uguaglianza, equità, giustizia, diritto – nelle tappe fondamentali della loro storia: quando hanno preso forma teorica e, nel tempo, sono divenute consuetudine, pratica per i popoli, istituzioni?
L’esame del pensiero giuridico sui diritti della persona, a partire dall’antichità, ha consentito di riscontrare un fattore dinamico di sviluppo nel dualismo Stato-Chiesa, dualismo che attraverso fasi alterne, ora di conflitto, ora di collaborazione, si dispiega per tutto il corso della storia sino ai nostri giorni. Il saggio si conclude con un esito culturale di grande interesse e scarsamente conosciuto: la prima “carta dei diritti umani” della storia, compilata nel primo Cinquecento da Francisco de Vitoria, docente all’Università di Salamanca.
Maurizio Ormas, nato nel 1948, ha studiato fino alla laurea a Milano e ha conseguito il dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense a Roma.
Ormas, Maurizio - La libertà e le sue radici
Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it
L’affermarsi dei diritti della persona nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo, prefazione di R. Buttiglione, Effatà, Cantalupa 2009, pp. 303.
Nella mentalità comune è riscontrabile un pregiudizio circa una presunta incompatibilità tra libertà e cristianesimo. Per mostrarne l’infondatezza, l’autore mette in luce come nel Medioevo europeo occidentale, l’epoca in cui il cristianesimo ha espresso la sua influenza sulla società più che in ogni altra, affondano le loro radici gran parte delle libertà e dei diritti che costituiscono il patrimonio del nostro vivere civile. Non solo, ma anche delle istituzioni che danno loro espressione e garanzia.
Come osserva Rocco Buttiglione nella sua prefazione al libro, «in questa visione non esiste una cesura epocale fra Medio Evo ed età moderna, non c’è un uomo del Medio Evo essenzialmente diverso dall’uomo moderno, con un orizzonte di pensiero e di esistenza assolutamente diverso ed incomunicabile…, quasi che esistesse una rottura assoluta fra i “secoli bui” e la civiltà moderna». Al contrario, «la libertà moderna ha le sue radici proprio nella cosiddetta età di mezzo». Infatti, solo in Europa occidentale, a differenza di tutto il resto del mondo, la libertà ha avuto modo di svilupparsi e consolidarsi.
Che cosa ha fatto sì che ciò accadesse? Innanzi tutto il monito di Gesù «rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio» certo, ma questo dovrebbe valere anche per l’oriente cristiano; in realtà è stato così solo in parte. Qual è dunque l’elemento che ha reso unica l’esperienza del nostro mondo occidentale, con le sue libertà individuali e collettive, politiche ed economiche? Ormas lo individua nel dualismo tra Chiesa e Stato, un dualismo che conosce fasi alterne, ora di conflitto, ora di collaborazione, e che si dispiega per tutto il corso della storia, anche oggi, come la cronaca ci ricorda.
Dualismo indagato e approfondito sulla scorta di alcuni autori di riferimento a cui non è stata resa piena giustizia dalla cultura europea e in particolare da quella italiana. I fratelli Carlyle, con la loro monumentale Storia del pensiero politico medievale, Lord Acton con la sua Storia della libertà, che arricchisce il dualismo Stato-Chiesa dei Carlyle con quello Stato-società e il nostro don Sturzo, col suo Chiesa e Stato, saggio sociologico storico, che affina in chiave sociologica lo strumento concettuale del dualismo con quello della diarchia.
Il periodo indagato da Ormas va dal V secolo, quando Papa Gelasio ha elaborato la dottrina della distinzione tra potere temporale e spirituale - nonché dell’indipendenza di quest’ultimo -, al XVI secolo, quando Francisco de Vitoria, teologo della Scuola di Salamanca, ha redatto quella che è stata definita la prima “carta dei diritti umani”. Vitoria infatti, col suo recupero del giusnaturalismo classico di Tommaso, rappresenta il culmine della riflessione medievale sui diritti umani. Al tempo stesso segna il momento di passaggio al nuovo modo di sentire il tema del diritto naturale, tipico dell’epoca moderna, quello che chiamiamo “giusnaturalimo laico”, che vede in Ugo Grozio, la sua prima e più tipica espressione.
L’orizzonte culturale che abbraccia questo lungo arco di tempo è quello della christianitas medievale che nasce nel IX secolo grazie all’integrazione di tre culture: l’eredità del mondo classico, la rivelazione cristiana rimeditata dai Padri e le tradizioni dei popoli germanici subentrati al crollo dell’Impero d’Occidente. Tale orizzonte è caratterizzato da quattro principi.
Il primo afferma che tutti gli uomini sono uguali per natura.
Il secondo che il potere politico deriva dal popolo.
Il terzo riguarda la persona, considerata indisponibile per lo Stato in quanto è immagine di Dio e a lui solo appartiene.
Il quarto sostiene che l’autorità del governante non è mai assoluta ma è limitata dalle consuetudini giuridiche nazionali: non è il sovrano infatti la fonte del diritto, ma la tradizione del popolo, come dice l’Edictum Pistense dell’869: «Quoniam lex consensu populi et constitutione regis fit». Grazie a questi principi, matura il riconoscimento delle libertà individuali e sociali nei confronti del “potere” che saranno tipiche del mondo moderno. Infatti si consolidano usi, costumi, convinzioni oltre che una mentalità connotata di evidenze etiche tali da originare la coscienza dei diritti che noi oggi abbiamo.
É importante notare che non si tratta solo di intenzioni ma anche di prassi, di istituzioni, di leggi, di ordinamenti, di fatti, insomma. Appartiene infatti al pensiero medievale, secondo Lord Acton, il merito di «ridurre ogni autorità politica entro limiti definiti».
Per tale ragione Ormas si è soffermato non sullo sviluppo delle vicende storiche ma, all’interno di tali vicende, sull’intreccio delle dottrine teologiche, filosofiche, giuridiche circa la libertà e sulle loro conseguenze a livello politico e sociale.
A suffragare la sua tesi concorrono una quantità di testi e documenti che danno ragione della ricchezza delle problematiche e delle acquisizioni di quel mondo così lontano e insieme così vicino a noi.
Se tale ricchezza di problematiche fosse maggiormente divulgata verrebbe anche a cadere il pregiudizio iniziale circa l’incompatibilità tra cristianesimo e libertà che tanta influenza ha in una parte della cultura e nella mentalità comune.
LIBERTA’ E MEDIOEVO
«C’è incompatibilità tra libertà e cristianesimo? Quando è nata la moderna idea di libertà? E quando è accaduto che essa si traducesse in istituzioni politiche?»
Maurizio Ormas, col suo ultimo saggio La libertà e le sue radici. L’affermarsi dei diritti della persona nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo, mostra come molte risposte a tali domande devono essere ricercate nel Medioevo, l’epoca in cui il cristianesimo ha espresso maggiormente, almeno nell’Europa occidentale, la sua influenza sulla società.
Il volume ricostruisce un lungo percorso storico all’interno del quale risulta chiaro che, se è vero che l’Occidente poté giustificare le libertà personali e sociali, politiche ed economiche sulla base di una dottrina del diritto naturale che risale almeno a Cicerone, è altrettanto e forse ancor più innegabile che i vertici di tale riflessione vennero raggiunti durante il periodo medievale.
Fu infatti dal II al VII d.C. che la dottrina dei pensatori latini precristiani venne integrata, nella riflessione dei Padri della Chiesa e dei pontefici romani, con il concetto di persona (introdotto grazie alla riflessione teologica sulla rivelazione) e con l’apporto del diritto consuetudinario delle tribù germaniche (una volta che furono inserite nell’alveo della romanità cristianizzata) basato sulla fedeltà personale e sull’idea della pari dignità tra signore e vassallo.
Alla fine del V secolo, inoltre, papa Gelasio formulò la dottrina della distinzione del potere temporale da quello spirituale e della loro reciproca indipendenza nelle rispettive sfere di competenza; essa costituirà uno dei cardini del pensiero politico medievale e contribuirà a dare all’Occidente il volto di società distributrice di diritti che noi conosciamo, perché romperà la concezione monistica del potere cara a tutto il resto del mondo e introdurrà quella del dualismo fra Chiesa e Stato.
Con il cristianesimo, quindi, alla divinizzazione della persona degli imperatori romani subentra una dottrina dell’autorità politica cui viene sì riconosciuta un’origine divina, ma solo in vista di garantire quell’equità e quella giustizia di cui Dio stesso è la fonte, e di cui il diritto, che ne derivava, costituiva un tentativo sempre imperfetto di attuazione.
I due poteri, talora collaboranti, più spesso in conflitto tra loro anche quando vennero concepiti come entrambi interni all’unica societas christiana, vennero comunque considerati in una relazione armonica - essa sarà al centro della sintesi tomista - destinata però a entrare in crisi. Tra la fine del secolo XIII, epoca in cui visse Tommaso d’Aquino, infatti, e l’inizio di quello successivo, cominciarono a essere messi in discussione i fondamenti metafisici del diritto: si negò alla ragione la capacità di cogliere l’ordine inscritto nella natura. Ciò fu opera della cosiddetta “scuola francescana” (Giovanni Duns Scoto e Guglielmo di Ockham) che giunse a concepire il diritto come frutto esclusivo della volontà del governante, aprendo così la strada all’assolutismo.
Nonostante il grande influsso che la scuola francescana ebbe nei secoli successivi, essa non riuscì però a impedire che, in pieno XVI secolo, il domenicano spagnolo Francisco De Vitoria (1492-1546), professore all’Università di Salamanca, riprendesse la dottrina tomista del diritto naturale. Fu grazie a questa che egli poté affermare i diritti degli indios americani e di tutti gli uomini, consegnandoci - quattrocento anni prima della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo - quella che è stata definita la prima “carta dei diritti umani”.
Maurizio Ormas, La libertà e le sue radici. L’affermarsi dei diritti della persona nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo, prefazione di Rocco Buttiglione, Effatà, Cantalupa 2010
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Le donne nell'Alto Medioevo
di Tiziana Lazzari
pp. 192, € 17,00
Bruno Mondadori Editore, 2010
ISBN: 9788861592193
La presenza e l'azione femminile nel periodo altomedievale, fra V e XI secolo, sono indagate in modo specifico solo da pochi decenni e in modo pressoché univoco dalla storiografia anglosassone e francese. Nella storiografia italiana l'Alto Medioevo è, ancora oggi, un solido baluardo di genere maschile, e l'apporto femminile alle vicende umane è fortemente sottovalutato, anche a causa dell'ignoranza degli storici nei riguardi dei documenti del periodo. Le fonti raccolte in questo volume e i commenti che le accompagnano vogliono invece dimostrare che il materiale a disposizione degli storici altomedievisti intenzionati a recuperare la portata della presenza femminile in quei secoli lontani è tutt'altro che scarso, anzi consente aperture di visione su un mondo che, prima delle rigide definizioni che si affermarono nella società dal XII secolo in poi, appare un crogiuolo di differenze e potenzialità. Nell'Alto Medioevo le donne scrivevano, erano poetesse, narratrici, educataci. Ci hanno consegnato la loro voce diretta, la coscienza che ebbero di sé e del loro ruolo in quelle società lontane, forse non così buie per il genere femminile come un diffuso pregiudizio lascerebbe credere.
Indice:
- La parola agli storici
- Medievistica italiana e storia delle donne
- Storiografia francese e storiografia anglosassone
- La sfera giuridica, economica e sociale
- La storia del potere e delle istituzioni
- Storia delle donne e gender studies
- La parola alle fonti
- Nascere
- Generare
- Non generare: la vita religiosa
- Possedere, gestire, governare
- Lavorare
- Scrivere
- Morire
- Misfatti
- Lessico
Tiziana Lazzari insegna Storia economica e sociale del Medioevo presso l’Università di Bologna. Autrice di numerosi articoli e saggi, in particolare sulle aristocrazie e sull’organizzazione del territorio nell’alto e pieno Medioevo, è attenta al ruolo femminile in questi specifici contesti. Ha collaborato al manuale di Storia medievale di Massimo Montanari (Laterza, Bari-Roma, 2009).
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“ANDARE A CANOSSA” CON LA GUIDA DI GINO BADINI
“Nach Canossa gehen wir nicht”, cioè: “Non andremo a Canossa” affermava nel 1872 il cancelliere Bismarck; e invece a Canossa vale proprio la pena di andarci!
Ad immergersi in un’atmosfera di particolare fascino e suggestione; a calpestare gli stessi luoghi in cui in pieno conflitto tra papato (o sacerdozio) e impero, accolti dalla grande contessa, un pontefice e un sovrano si incontrarono; a visitare il rinnovato Museo Nazionale; soprattutto se lo si fa accompagnati e supportati dal recentissimo e prezioso libro di Gino Badini “Matilde a Canossa”.
Una pubblicazione veramente utile, assai agevole nelle dimensioni- neppure un centinaio di pagine-, stampata con caratteri nitidi, ben corredate da appropriate illustrazioni a colori.

Il racconto si dipana scorrevole dall’origine della rocca sino alla sepoltura di Matilde in San Pietro nel sepolcro progettato dal Bernini; la prima immagine è infatti la riproduzione del disegno del castello effettuato agli inizi dell’800 da Alfonso Chierici e l’ultima è proprio lo schizzo del monumento berniniano. In mezzo sono presentati i grandi rappresentanti della dinastia attonide: Sigefredo “principe illustre della contea lucchese”, Adalberto Atto astuto come il biblico serpente, Tedaldo, Bonifacio e infine lei, la grande contessa, identificabile per molti studiosi con la “Matelda” dantesca.
E poi il grande dramma di cui la bianca rocca di Canossa fu testimone nel gennaio 1077: lo scontro tra i due poteri del medioevo e l’incontro tra Gregorio VII ed Enrico IV. Sullo sfondo è l’opera del monaco Donizone, la “Vita Mathildis”, composta nella quiete dell’abbazia di Sant’Apollonio a Canossa; dopo complesse vicende il manoscritto riccamente miniato è ora conservato nella Biblioteca Vaticana.
Pregio del libro è il registro scelto dall’autore: è un’opera di piacevole e facile lettura, divulgativa nel senso alto della parola senza nulla togliere alla scientificità e all’analisi storiografica, non appesantita da note a piè di pagina, ma non priva di fondamentali ed esaurienti riferimenti bibliografici.
Una nuova fatica editoriale, questa di Badini - ulteriore tappa delle sue ricerche canossiane - che gli specialisti e gli appassionati di storia medievale apprezzeranno, ma che tornerà certamente utile a quanti intendono avvicinarsi a Matilde, figura enigmatica e suggestiva, e alla sua rocca; conoscere compiutamente le vicende di una grande dinastia e soprattutto il cruciale snodo del “perdono di Canossa”; una pubblicazione che ha anche una grande valenza e utilità didattica.
Scrive nell’introduzione al volume, edito dal Ministero beni culturali con il concorso di Arcus e la collaborazione del comune di Canossa, la direttrice regionale Carla di Francesco che il libro diventa anche un ulteriore strumento per la lettura del patrimonio storico-culturale di Canossa.
Giuseppe Adriano Rossi
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Chris Wickham, Le società dell’alto medioevo. Europa e Mediterraneo, secoli V-VIII

E' uscita la traduzione italiana di una delle opere più importanti sull'Alto Medioevo degli ultimi decenni (da Italia medievale)Chris Wickham, Le società dell’alto medioevo. Europa e Mediterraneo, secoli V-VIII
Traduzione e cura editoriale di Alessio Fiore e Luigi Provero
Roma,Viella, settembre 2009, 15,5x23 cm, 992 p., 13 mappe, cartonato
ISBN: 978-88-8334-377-3 € 75,00
Mentre l’epoca imperiale romana è normalmente considerata un tutto unico, l’Alto Medioevo continua a essere descritto come un assemblaggio di storie regionali, vagamente corrispondenti alle aree delle moderne nazioni europee. La conseguenza è che la storia di questo periodo è una storia frammentaria, che ha prodotto solo rare sintesi del grande cambiamento socio-economico sviluppatosi nell’intero mondo post-imperiale.
In questo suo monumentale lavoro l’autore integra testimonianze documentarie e archeologiche (comprese le più recenti scoperte), creando una nuova storia comparativa della fine della tarda antichità e del primo Medioevo che – dalla Danimarca all’Egitto – abbraccia il mondo mediterraneo e l’Europa continentale.
Con l’obiettivo di comprendere e spiegare somiglianze e differenze tra le diverse aree geografiche, senza assumere come “tipico” lo sviluppo di una singola regione e come “eccezione” ogni divergenza dal modello, Chris Wickham si concentra sui temi socio-economici classici, la finanza dello stato, la ricchezza e l’identità delle aristocrazie, la gestione delle proprietà terriere, la società contadina, gli insediamenti rurali, le città e gli scambi commerciali. Il risultato è la più ambiziosa e originale sintesi mai scritta su un affascinante e problematico periodo storico in cui affondano le radici del nostro presente.
Nonostante l’ampio respiro, il rigore metodologico, l’approccio multidisciplinare e la ricchezza di fonti usate, anche i lettori meno esperti si muoveranno a loro agio in La società dell’Alto Medioevo grazie al tono informale, alla scrupolosità del ragionamento, alla cura nel non dare per scontata nel lettore alcuna conoscenza. Quest’opera alza il livello di riferimento per qualsiasi futuro saggio su un cambiamento storico di vasta scala, e non solo per l’alto medioevo (The Times Literary Supplement).
Chris Wickham è professore di Storia medievale all’Università di Oxford.
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Matilde di Canossa
Potenza e solitudine di una donna del Medioevo
di Vito Fumagalli
Pp. 116, 9,50 ¤
Il Mulino, 2006
ISBN: 88-15-11090-9

Questo breve e denso libretto si propone di scoprire il segreto della personalità di Matilde mettendosi in sintonia con i moti del suo animo e restituendone la complessità. Non si tratta tanto di una biografia quanto di un ritratto morale: Matilde, una delle donne più potenti e guerriere del Medioevo, pur dotata del coraggio di affrontare gravi vicende politiche e militari, è una figura malinconica e sola. Divenuta paladina del papa contro l'imperatore, in realtà, come raccontano queste pagine evocative, fu presa dal miraggio tutto medievale della secessione dal mondo, della vita contemplativa, del ritiro conventuale. Nei testi e nelle immagini medievali, nei passi di Donizone, nelle miniature e negli affreschi, sino alla Matelda di Dante e alle rielaborazioni tra Rinascimento e Controriforma, il volto di Matilde si ridisegna, lasciando intravedere sotto il mito della guerriera della fede una affascinante personalità femminile.
Vito Fumagalli (1938-1997) ha insegnato Storia medievale nell'Università di Bologna. Con il Mulino ha pubblicato "Uomini e paesaggi medievali" (1989) e i quattro fortunati studi ("Quando il cielo s'oscura", "La pietra viva", "Solitudo carnis", "L'alba del Medioevo") poi raccolti nel volume "Paesaggi della paura" (1994).
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Pier Damiani e il Monastero di San Gregorio in Conca nella Romagna del secolo XI
a cura di Nicolangelo D'Acunto
pp. X-268, € 35,00
CISAM Spoleto 2008
ISBN: 978-88-7988-412-9
Il volume raccoglie gli atti del convegno di Morciano di Romagna (27-29 aprile 2007) nel corso del quale la ricca documentazione medievale relativa al monastero di S. Gregorio in Conca, fondato nel 1060 ca. da Pier Damiani, è stata sollecitata da diverse angolature per lumeggiare gli aspetti fondamentali dell’area riminese nel secolo XI. Quello morcianese costituisce un caso esemplare per lo studio dell’età della riforma ecclesiastica in un ambito circoscritto ma molto significativo, in quanto il cenobio era posto sul confine tra l’area romano-pontificia e quella ravennate-imperiale. L’analisi puntuale delle fonti locali consente di contestualizzare le pur di per sé importanti implicazioni di natura politico-religiosa dell’età della riforma ecclesiastica entro il quadro estremamente mosso e articolato delle dinamiche sociali, insediative ed economiche della Romagna all’inizio del secondo millennio.
INDICE:
GIANCARLO ANDENNA: Monachesimo e riforma ecclesiastica nel secolo XI - GLAUCO M. CANTARELLA: La riforma ecclesiastica in Romagna - PAOLA GALETTI: Dinamiche insediative e fondazioni monastiche in area riminese - GIANFRANCO PASQUALI: Il paesaggio agrario dell’area riminese nei secoli X-XII - UMBERTO LONGO: La proposta cristiana di Pier Damiani - GUIDO CARIBONI: Pier Damiani e i monasteri romagnoli - NICOLANGELO D’ACUNTO: Pier Damiani e gli esordi di S. Gregorio in Conca - RAFFAELE SAVIGNI: L’organizzazione ecclesiastica nell’area riminese - TOMMASO DI CARPEGNA FALCONIERI GABRIELLI: La mappa del potere fra Rimini e il Montefeltro - EMILIANO BIANCHI: Il monastero di San Gregorio in Conca e la cura animarum nei secoli XI e XII - FRANCA SINATTI D’AMICO: Il monastero di S. Gregorio come fattore di organamento del territorio - COSIMO DAMIANO FONSECA: Pier Damiani e il Monastero di San Gregorio in Conca nella Romagna del secolo XI: tracce tematiche e linee di ricerca
Scritto da italiamedievale
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Matilda di Canossa
Vita di una donna che trasformò la storia
di Michèle K. Spike
pp. 336, euro 19,00
Aliberti Editore, 2007
ISBN: 88-7424-179-8

Gennaio 1077. Dinanzi al castello di Canossa, sulle balze dell'Appennino reggiano, un imperatore germanico (Enrico IV) chiede udienza e perdono, sprofondato nella neve e in ginocchio. Al riparo delle mura, intento a soppesare i pro e i contro, un papa tra i più decisivi di ogni tempo: Gregorio VII. A ospitarlo, come devota della Santa Romana Chiesa e di quel papa oltrechè come cugina dell'imperatore, è un personaggio che la tradizione (e in parte l'oleografia) ha ridotto al ruolo della perfetta castellana, e che invece fu molto di più. Si tratta di Matilda di Canossa (1046-1115), ago della bilancia nel complesso rapporto tra Chiesa e Impero alla fine del Medioevo, ma anche fondamentale snodo nella lunga storia della lotta delle donne per un diverso e più alto concetto di giustizia; e inoltre protagonista di una unica, irripetibile esperienza personale con quel papa. In questo libro, che la critica angloamericana ha salutato come "storiografia al suo meglio" e nel contempo come "assoluto piacere della lettura", Michele K. Spike tratteggia esemplarmente la vicenda di Matilda attraverso le otto città della sua vita, che sono anche otto tappe di una speciale avventura dello spirito, alle origini dell'Europa moderna. Senza forzature, ma con energia; senza psicologismi, ma con finezza di analisi e profonda dimestichezza con le fonti, Michèle K. Spike rende la figura di Matilda e il suo mondo perfettamente familiari a un pubblico di lettori molto più ampio dei soli cultori di storia medioevale.
Michele K. Spike, avvocatessa newyorkese, vive a Firenze dal 1989. La sua biografia di Matilda di Canossa (Tuscan Countess, apparsa originariamente negli Stati Uniti nel 2004) è il frutto di una profonda analisi storica sul personaggio, che nasce dallo studio della reviviscenza del diritto romano in età medioevale. L’autrice sta preparando un libro tra religione e diritto nel corso dei secoli.
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La formazione della civiltà medievale. Dal VI al XII secolo
di Gianfranco Maglio
pp.254, € 20,00
Gabrielli Editori, 2009
ISBN: 978-88-6099-079-2
Il libro affronta le tappe cronologiche del periodo medievale in un contesto più ampio tramite una riflessione sulla genesi, la formazione e lo sviluppo di questa civiltà. Ciò significa investigare, in modo agevole e ben comprensibile, la mentalità, il quotidiano di quel tempo, passando per i grandi processi evolutivi e di lunga durata e l’esposizione dettagliata di personaggi e fatti essenziali. Ne deriva la certezza che quest’opera si prospetta come uno strumento ricco e affidabile. Una garanzia di conoscenza che si avvale del continuo reciproco richiamo tra eventi circoscritti e grandi mutamenti. Un libro per tutti, in particolare raccomandato ai docenti e agli studenti.
Gianfranco Maglio è nato a Portogruaro nel 1957. E’ laureato in giurisprudenza ed in filosofia. Svolge la professione di avvocato e collabora con la cattedra di Storia della filosofia politica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Da alcuni anni si occupa di storia e filosofia medievale, con particolare attenzione al pensiero politico-giuridico. E’ membro della Società Filosofica Italiana - Sezione Veneziana. Ha pubblicato sempre presso Gabrielli editori: “Autonomia della città dell’uomo e religione in Marsilio da Padova”, 2003, “Lezioni di storia medievale. Dalle origini all’anno Mille” 2004, “L’idea costituzionale nel medioevo. Dalla tradizione antica al ‘costituzionalismo cristiano” 2006.
Scritto da italiamedievale
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Francesco Maria Fiorentini (1603-1673)
Figlio di Mario e di Flaminia Tucci, fu educato dallo zio Niccolò Tucci latinista e poeta.
Si iscrisse alla facoltà di medicina e filosofia dell’università di Pisa laureandosi con D. Vigna nel 1629. Fu in rapporti epistolari con Galileo di cui fu ammiratore.
A Lucca ebbe una brillane carriera di medico e naturalista distinguendosi nell’affrontare con decisione l’insorgere della pestilenza nel 1630, sostenendo nelle sue relazioni davanti al Consiglio Generale della Repubblica l’utilità delle norme igeniche rigorose e riuscendo ad arginare l’epidemia.
Per i suoi servizi fu ampiamente ricompensato dal Governo lucchese.
Mantenne un costante corrispondenza con F. Redi, con M. Malpighi e con gli anatomici C. Auber e G.A. Musner, ospitò a Lucca il medico danese N. Stenone.
Dalle sue osservazioni anatomiche su cadaveri redasse un’unica opera anatomica contribuendo alla conoscenza dei vasi linfatici.
Fiorentini coltivò notevoli interessi storico eruditi, ricevendo l’incarico da Roma di eseguire ricerche nei ricchissimi ed inesplorati archivi lucchesi su Matilde di Canossa.
L’opera che ne scaturì, «Memorie della gran contessa Matilde», dedicata a papa Urbano VIII fu uno fra i primi contributi moderni alla conoscenza della storia medievale, conosciuto ed elogiato da G.W. von Leibnitz e L. A. Muratori.
MEMORIE DELLA GRAN CONTESSA MATILDA. Restituita alla patria lucchese. In Lucca, nella Stamperia di Vincenzo Giuntini, 1761.
"Seconda edizione, illustrata con note critiche, e con l'aggiunta di molti documenti appartenenti a Matilda, ed alla di lei Casa, da Gian Domenico Mansi, della Congregazione della Madre di Dio". Opera in due volumi, raccolti in unico tomo, dedicata a Sua Altezza Serenissima Ricciarda Gonzaga Cybo Malaspina, Duchessa Reggente degli Stati di Massa e di Carrara. Cm.23x19. Pg.(24),468;348. Sobria legatura coeva in piena pergamena rigida. Tassello con titoli e fregi in oro al dorso. Una tavola incisa fuori testo, raffigurante la Contessa. Alcuni cartigli e capilettera incisi. Tagli spruzzati. Francesco Maria Fiorentini (Lucca, 1603-1673), di nobile famiglia, fu studente a Pisa ai tempi del Galilei, laureandosi in filosofia e medicina. Fu dotto studioso ed erudito, soprattutto in temi storico-religiosi. Il Mansi (Lucca, 1692-1769) pose mano al celebre testo del Fiorentini con l'intento, pienamente riuscito, di dotare l'opera di un ricchissimo apparato critico, in latino, basato sui documenti emersi nel corso di un secolo. > Moreni, I, 374, "Era divenuta rara la prima edizione di quest'Opera escita a Lucca nel 1642 per Pellegrino Bidelli, cosicchè il Mansi, poi Arcivescovo della sua patria, la riprodusse arricchita con sue note critiche. Per altro il Novellista Fiorentino all'anno 1756 (Col. 647 e seg.) ha osservato che il P.Mansi tralasciò di riferire molti documenti, che doveano aver luogo in questa ristampa, e ne fà l'enumerazione. Quanto difficil cosa è fare una buona ristampa! Del resto quest'Opera del Fiorentini è eccellente, come sono le altre sue, ed è la migliore di quante ne abbiamo di questa Contessa. In questa edizione vi è il ritratto di Matilde tratto da quello stesso che Donizone espresse in fine di quel Codice, che a lei presentò. Questo Libro tanto interessa la Storia Toscana, che non abbiamo potuto in verun conto tralasciare di registrarlo, benchè apparisca appartener piuttosto ai Lucchesi che a noi. Il Fiorentini, celeberrimo Antiquario di una delle più culte Città d'Italia esercitò per tutta la sua vita la professione di medico, con tanta riputazione che fu ascritto all'Ordine Senatorio, ed Urbano VIII, a cui dedicò queste memorie, il richiese per suo Protomedico, ma egli non accettò l'invito. Non contento del solo studio Medico, si applicò ancora allo studio della Storia, e della Diplomatica, e divenne uno dei più insigni Letterati, che nel principio del Secolo XVII fiorissero in Italia". Inghirami, I, 281. Lozzi, 2388. Gamba, 1925, "In quest'ottima ristampa il dotto editore, Monsignor Mansi, oltre a note critiche, aggiunse molti Documenti appartenti a Matilda e alla di lei Casa, per la maggior parte tratti dagli Archivi Lucchesi. Il ritratto posto in fronte è tolto da uno che Donizone espresse in fine d'un Codice alla Contessa presentato; ed era già stato ricopiato dal P.Mabillon nel Tomo V de' suoi Annali Benedettini". Mostra delle Opere a stampa e degli autografi di Mons Giovan Domenico Mansi, Lucca, 1969, 44. Coleti, 98.
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Matilde di Canossa (1046-1115) è l'unica donna la cui fama abbia percorso quasi un millennio di storia italiana ed europea. Protagonista di un momento cruciale della storia del Medioevo, lo scontro tra il papato e l'impero, fu oggetto di esaltazione e denigrazione, simbolo della libertà della Chiesa, così come dell'umiliazione dell'autorità imperiale. |
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(dal sito della FEDERICO MOTTA EDITORE)
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"La Grammatica di Cristo" di Pier Damiani. Un maestro per il nostro tempo
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Altro autore: Gargano Guido Innocenzo; Saraceno Lorenzo Editore: Gabrielli Editori Luogo di edizione: San Pietro in Cariano Pagine: 302 EAN: 9788860990761 Data pubblicazione: 1/1/2009 Prezzo: 23,00 Euro |
Il libro raccoglie i risultati delle principali iniziative che la Congregazione Camaldolese osb ha promosso per celebrare il millenario della nascita di Pier Damiani (1007-2007), l’agiografo di san Romualdo, e dunque uno dei principali riferimenti originari del proprio carisma monastico.
Solo una attenta considerazione dell’opera damianea considerata nella sua testualità e nella sua letterarietà, vale a dire nella sua “grammatica”, che per il santo avellanita ha senso in quanto “grammatica di Cristo”, può aiutare a percepire i veri nodi concettuali della teologia e della spiritualità di Pier Damiani, protagonista fra i primi della riforma gregoriana.
CONTRIBUTI DI: Guido Innocenzo Gargano, Nicolangelo D'Acunto, Alfredo Simon, Lorenzo Montenz, Lorenzo Saraceno, Paul Gunter, Antonio De Prisco, Pierluigi Licciardello, Mariella Carpinello, Edoardo Ferrarini, Vittorio Montemaggi, Andrea Grillo, André Cantin.
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Le origini dell'economia europea
Comunicazioni e commercio 300-900 d.C.
di Michael McCormick
pp. 1170, € 50,00
Vita e pensiero, 2009
ISBN: 978-88-343-1156-1

Come è nata l’economia europea? In che modo l’eredità dell’impero romano è stata elaborata e trasformata nell’epoca altomedievale? Quali sono stati i punti di contatto più significativi con la nascente civiltà musulmana? Sono interrogativi che da oltre cinquant’anni animano il dibattito storico e ai quali oggi quest’opera di uno dei più eminenti studiosi del Medioevo porta un contributo fondamentale, destinato a rimanere per molto tempo un punto di riferimento imprescindibile.
L’economia europea, nel passaggio cruciale dall’antichità al Medioevo, viene analizzata in un modo originale, senza precedenti, portando in primo piano non tanto la teoria e l’indagine dei meccanismi economici, quanto la storia concreta degli scambi commerciali e delle comunicazioni: i movimenti delle cose (merci, monete, mezzi di trasporto, reliquie) e degli uomini (mercanti, pellegrini, missionari, schiavi e diplomatici), in viaggio sulle strade d’Europa alla volta dell’Africa e dell’Asia, vengono ricostruiti con precisione, anche alla luce di nuovi strumenti d’indagine e delle più recenti scoperte archeologiche, soprattutto sottomarine. Ne risulta un affresco insieme minuzioso e avvincente, che restituisce tutto il fermento di seicento anni di storia del nostro continente, la cui identità si è formata nel corso dei secoli attraverso il continuo scambio con le altre culture e l’ospitale integrazione del diverso da sé.
Michael McCormick (1951) insegna Storia alla Harvard University. Le sue ricerche si concentrano sulle trasformazioni culturali, sociali ed economiche avvenute nel bacino del Mediterraneo e nell’Europa transalpina nel primo millennio dopo Cristo. Tra le sue molte pubblicazioni figurano uno studio sui primi annali medievali (1975), un testo sulla letteratura latina medievale in Belgio nel XII secolo (1977 e 1979), l’edizione di 500 glosse inedite individuate nel Virgilio Palatino (1992) e, tradotto in italiano, Vittoria eterna. Sovranità trionfale nella tarda antichità, a Bizanzio e nell’Occidente altomedievale (Vita e Pensiero 1993). Nel 2007 ha curato, con Jennifer R. David, il volume The Long Morning of Medieval Europe: New Directions on Early Medieval Studies.
Recensione di Antonio Giuliano sulle pagine di Avvenire del 7 marzo 2009.
Quando si parla di Medioevo, il pregiudizio è ancora duro a morire. I secoli dell’età di mezzo, soprattutto quelli del primo millennio, sono stati etichettati come bui e chiusi al progresso, figurarsi se possono essere considerati come i primi trampolini di lancio dell’economia europea moderna. Ma Michael McCormick, storico dell’Università di Harvard, è pronto a sfidare i più ostinati luoghi comuni, dopo aver raccolto una mole impressionante di indizi nel suo libro Le origini dell’economia europea. Comunicazioni e commercio 300-900 d.C., edito in Italia da Vita e Pensiero. Lo studioso ha maturato la convinzione che l’economia mercantile europea non sia cominciata dopo il fatidico anno Mille, ma già nell’Alto Medioevo, in particolare negli ultimi decenni dell’VIII secolo. Documenta come durante il regno di Carlo Magno il bacino del Mediterraneo fosse in continuo fermento.
Lo testimoniano 669 storie di viaggiatori che forniscono una quantità di dati importanti sulle rotte e sulle generalità di coloro che partivano. Sappiamo così che erano in maggioranza ambasciatori e pellegrini, ma che sfruttavano imbarcazioni mercantili. Le raccolte di reliquie svelano poi le comunicazioni tra le chiese della Gallia centrale e i santuari dell’Asia Minore, dell’Africa, dell’Egitto e i legami con la Terra Santa e il Sinai. Così le monete, sia quelle citate nei documenti altomedioevali sia quelle arabe e bizantine scoperte nel suolo dell’Europa occidentale evidenziano un afflusso di 'dinari' arabi in Italia dal 775 circa: arrivavano soprattutto attraverso l’Adriatico e Venezia e salivano oltre le Alpi lungo il Reno e verso i territori slavi lungo il Danubio. Le date sulle monete permettono anche di ricomporre la cronologia delle arterie, dimostrando come l’Europa carolingia comunicasse con il Medio Oriente attraverso la vecchia rotta tra Roma e l’Egeo ma anche attraverso nuove vie battute dai viaggiatori di fine VIII e inizio IX secolo.
Persiste ancora il convincimento che al tempo di Carlo Magno l’economia agraria fosse stagnante e chiusa, poiché i grandi monasteri e il tesoro reale con i loro estesi possedimenti producevano soltanto per le proprie necessità. In realtà, grazie a metodi innovativi nella lavorazione della terra e all’impiego dei mulini ad acqua, i raccolti erano così abbondanti che le eccedenze venivano poi vendute nei mercati periodici regionali e non solo. Ad esempio l’abbazia di Saint Denis lavorò per l’espansione della sua fiera internazionale: miele e tintura rossa, oltre al vino, attiravano mercanti a cavallo da tutt’Europa e dall’Asia.
Si stimolavano così la manutenzione delle strade e lo sviluppo di porti fluviali. I grandi corsi d’acqua, come il Reno, offrirono benefici enormi allo sviluppo dei commerci verso il Mare del Nord. L’economia franca aveva relazioni con la Scandinavia e l’Inghilterra, i territori slavi e quelli dell’impero bulgaro, Bisanzio e la Spagna musulmana. C’è da dire infatti che l’espansione araba non arrestò il flusso crescente delle comunicazioni e del commercio, ma offrì ricchezza e mercati che favorirono il decollo occidentale. Anche perché nell’VIII secolo la situazione interna europea fece aumentare la domanda di beni esotici. Le economie europee si intrecciarono con quelle del mondo musulmano e di Bisanzio. L’Europa importava spezie incenso, seta e persino le prime droghe usate come ingredienti dalla farmacologia araba.
E le navi occidentali partivano con tessuti, stagno, pelli o le ambite spade franche. Dal 770 all’830 queste reti di comunicazione furono favorite dall’eccezionale stabilità politica dell’impero carolingio, fino a quando esso fu scosso da guerre civili e attacchi vichinghi e magiari. Occorre peraltro riconoscere che fu un periodo non privo di contraddizioni, come l’impulso venuto dal commercio di schiavi occidentali. La vendita di europei alle più avanzate economie dell’Africa e dell’Asia, giocò un ruolo decisivo per l’economia dell’Europa: la forza dei loro corpi faceva gola al potente Califfato. Così come bisogna ammettere che la varietà dei beni in circolazione era ancora modesta in rapporto a secoli più prosperosi. Ma l’VIII e il IX secolo gettarono le basi per il progresso degli inizi del primo millennio. Quando Carlo Magno conquistò l’Italia riuscì a saldare il fiorente mondo politico, culturale ed economico dell’Europa transalpina a quello risorgente della pianura padana. Il sovrano in persona entrò in contatto non solo con Alemanni, Sassoni, Danesi, Anglosassoni, Longobardi e Visigoti, ma anche con Arabi, Ebrei, Bizantini e Slavi. «E forse – scrive McCormick – mai nella sua storia l’Europa sarebbe stata di nuovo così aperta culturalmente, in così tante direzioni, in così tanti modi».
Scritto da italiamedievale
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Papa, Imperatore e Popolo nelle teorie politiche del Medioevo
di Angelo Panarese
pp. 168, € 20,00
Progedit, 2008
ISBN: 978-88-6194-028-4

Questo libro indaga le origini della disputa sulla legittimità del potere nell'età medievale.
Da quali forze trae origine il potere che un capo esercita? Il quesito sulla legittimità del potere si snoda in tutta la storia del Medioevo.
Il saggio affronta la complessa problematica soffermandosi sulle figure centrali nell'assetto sociale e politico: il Papa, l'Imperatore, il Popolo. Storicamente si può affermare che, nell'età medievale, prendono forma “due dottrine” secondo le quali il potere e il diritto originano da due diverse fonti. La prima sostiene che “il potere deriva dal basso”. A questa concezione si contrappone l'altra, secondo cui “il potere deriva dall'alto”.
La storia del pensiero politico medievale è, in gran parte, la storia dello scontro tra queste opposte rappresentazioni. Dopo aver passato in rassegna le teorie che trattano la gestione del potere, l'autore illumina, nella vasta letteratura politica, il modello proposto da Dante nella “Monarchia”.
Nell'opera dantesca, il rapporto fra utopia e realtà diviene integrazione fecondante, lo stimolo che deve condurre il monarca ad assumere e personificare una funzione “terapeutica” e socialmente indispensabile per placare le ansie di un mondo tormentato.
Angelo Panarese è insegnante di scuola media superiore presso l'IISS “Vito Sante Longo” di Monopoli e collabora con l'Istituto di Filosofia Politica dell'Università di Bari.
Sindaco della città di Alberobello dal 1994 al 2001, è autore dei volumi: “La devianza minorile: il caso Puglia 1976-1986. Economia, Sociologia, Diritto” (Bari, 1988); “Felicità e cittadinanza nella teoria politica di Aristotele” (Manduria, 1993); “Dal riscatto feudale al riconoscimento di Alberobello come patrimonio dell'umanità” (Alberobello, 2000); “Filosofia e Stato” (Lecce, 2005).
Scritto da italiamedievale
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MEDIOEVO CANOSSIANO E LA GRANDE MATILDE
di Maria Chesi e Sandro Chesi
Gianni Bizzocchi Editore – RE – 160 pagg. – 20 euro
Si deve alla solerzia negli studi di papà Sandro (che del Classico di Reggio è stato Preside) e della figliola Maria (che del Classico è ora docente) questo testo uscito alla fine del 2008 e che è venuto a portare nell’ambito degli studi canossiani uno sguardo d’assieme a tutto il casato che ha dominato il nostro Appennino ma anche l’Italia Centro settentrionale.
E’ proprio questo che è difficile trovare nella vastissima bibliografia canossiana: studi che riescano a raccontare, in modo chiaro, la storia di un periodo molto complicato che ha poi influenzato la vita civile ed ecclesiastica dei successivi secoli.
In questo i due autori sono veramente riusciti, dandoci il quadro di un mondo “pulsante di vita, nel quale coesistevano in un affascinante intreccio monasteri benedettini, chiese, castelli, città e grandi cattedrali romaniche, con le realtà umane di cui erano espressione, mentre si definiva l’identità cristiana dell’intera Europa”.
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Poteri signorili, istituzioni feudali e strutture sociali nel mezzogiorno normanno (1130-1194)
a cura di Raffaele Licinio e Francesco Violante
Atti delle diciassettesime giornate normanno-sveve (Bari, 10-13 ottobre 2006)
pp.448, € 35,00
Adda Editore, 2008
ISBN:9788880827740

Gli Atti delle “diciassettesime giornate normanno-sveve” tenute a Bari nell’ottobre 2006: il contributo di quattordici specialisti italiani e stranieri nell’indagine su poteri signorili, istituzioni feudali e strutture sociali durante la nascita e il consolidamento della monarchia normanna nel Mezzogiorno d’Italia. I quadri generali; i modelli anglo-normanni; le prime codificazioni; il lessico feudale; i poteri signorili di vertice; i rapporti tra Chiesa e feudalesimo; le signorie monastiche; i rapporti tra signorie locali e mondo rurale; i centri demici e le dinamiche economico-sociali; i rapporti tra città e Corona; la cultura di Corte; le liturgie del potere; i segni e le immagini del potere; bilanci storiografici e percorsi di ricerca in un periodo di fondamentale importanza per la storia medievale e moderna dell’Italia meridionale.
Scritto da italiamedievale
Conosciamo tutti benissimo l’importanza dei Normanni nella storia sia di Matilde di Canossa che della lotta per le investiture; consigliamo dunque questo testo per tutti coloro che vogliano approfondire la loro storia.
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Le profezie di Malachia
I papi e la fine del mondo
Introduzione di Armando Torno
pp. 65, € 7,50
La Vita Felice, 2008
ISBN: 978-88-7799-246-8
Intorno al 1140 il vescovo Irlandese Malachia profetizzò le successioni papali, sino al tempo in cui Pietro sarebbe ritornato sulla terra per riprendere le chiavi della Chiesa. Secondo alcuni queste profezie sono state scritte con la collaborazione ispirata di San Bernardo. Furono pubblicate per la prima volta dal benedettino Arnold Wion nel 1595 nel suo libro Lignum Vitae. Quello che è strano è che, finora, la stragrande maggioranza di queste profezie si è avverata.
Le profezie di Malachia si riferiscono per lo più al luogo di provenienza dei pontefici, allo stemma della famiglia o anche a eventi storici che caratterizzeranno il suo pontificato. Esse sono costituite da 111 motti latini che descrivono in maniera impressionante i 111 papi che si sarebbero avvicendati sul trono di Pietro dal 1143 fino alla fine dei tempi.
Un’edizione “filologicamente” corretta, con i 112 motti di Malachia e relative interpretazioni-spiegazioni, la rara iconografia del monaco-profeta e un’Appendice che ricostruisce la storia dell’enigmatico testo, il quale, sebbene attribuito alla mano di Malachia, quindi al XII secolo, iniziò a circolare quasi quattrocentocinquant'anni dopo la sua morte, nel 1595, quando il benedettino Arnold Wion pubblicò la profezia nel suo Lignum vitae, edito a Venezia. Non è un caso che i pontefici anteriori al 1595 sono indicati con descrizioni molto precise (riferite ai loro stemmi, ai loro luoghi d’origine o ai loro nomi al secolo), mentre quelle sui papi successivi appaiono molto più vaghe...
Comunque, se è vero, come nota Armando Torno, che “ormai quasi più nessuno storico accademico crede nell’autenticità di questi 112 motti latini…”, è indubbio che alcune profezie, soprattutto quelle relative ai pontefici del secolo scorso, fanno ancora sobbalzare sulla sedia: “Religio depopulata” per Benedetto XV (il cui pontificato fu funestato dalla Grande Guerra che, insieme all’epidemia di spagnola, falcidiò i cattolici di tutta Europa), oppure “Pastor et nauta” per Giovanni XXIII (di umili origini, “pastor”, e Patriarca di Venezia, “nauta”) o “Flos forum” per Paolo VI (al secolo Giovanbattista Montini, nel cui stemma di famiglia compaiono tre gigli, “Flos forum” appunto) e soprattutto “De medietate lunae” per Giovanni Paolo I (Albino Luciani, che rimase sul soglio di Pietro “il tempo di una luna": solo 33 giorni).
Per il resto, che si creda o no a questo saggio e venerato monaco irlandese, non rimane che aspettare l’ultimo papa della lista, il centododicesimo, ossia il successore dell’attuale Benedetto XVI (per la cronaca: “De gloria olivae”…), cioè l'ultimo Papa prima della fine del mondo, al quale Malachia dedica non solo un motto, “Petrus romanus “, ma alcuni versi latini che tradotti suonano: “Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa, siederà Pietro il romano, che pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dai sette colli sarà distrutta, ed il temibile giudice giudicherà il suo popolo. E così sia”. Che in latino si dice amen.
Scritto da italiamedievale
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Donatella Jager Bedogni – Giuliano Grasselli
MATILDE DI CANOSSA
CIPSA Editore – Montecchio Emilia 2007
Se dovete visitare le Mostre su Matilde di Canossa di Reggio o di Mantova, se volete avere una specie di catalogo della Mostra a Lei dedicata a Carpineti, questo è un libro di cui non potete assolutamente fare a meno.
Si tratta di una vera miniera di immagini, di oggetti, di luoghi, di notizie, di conoscenze; emergerete dalla lettura di questo libro completamente nuovi, perché non potrete più vedere il mondo se non, in parte, con gli occhi stessi con cui la Grancontessa vedeva il suo mondo; in quel mondo resterete immersi, con una specie di nostalgia ma al contempo di ammirazione per quello che in esso riuscì a compiere Matilde, una donna più forte della propria debolezza e della propria solitudine, una donna che dalla difesa della Chiesa e della sua religione seppe trarre un’elevazione celeste.


Premessa dal testo “Una regina, cento castelli:
Matilde di Canossa racconta se stessa attraverso un percorso di antiche immagini in buona parte inedite: stampe, riproduzioni, cartoline, incisioni e libri che nel corso dei secoli hanno tramandato all’immaginario collettivo la figura della Gran Contessa. Pagina dopo pagina viene consegnata al lettore la sua storia, la nostra storia. Cammino di eventi, di protagonisti e di narrazioni in cui questa grande donna emerge dal passato a dimostrazione del vasto interesse che da sempre ha suscitato questa interprete della storia d’Europa nei secoli XI e XII.
La sua figura acquista contorni reali nelle pubblicazioni italiane e straniere che, oltre ipuri dati storici, offrono nella forma del romanzo storico un ulteriore campo di indagine e conoscenza della sua vita. Ci si rende conto di quanto poco si sappia di colei che più di ogni altro ha reso grandi queste terre. Terre crocevia di papi ed imperatori, arricchite dai castelli, dalle torri d’avvistamento e dalle fortificazioni che fece costruire. Governante attiva e guerriera, grande sostenitrice della riforma benedettina nei suoi aspetti più concreti, ha reso noto nel mondo questo angolo di terra d’Emilia, che oggi ha raggiunto un formidabile sviluppo economico e sociale.
Proprio per questo pare giusto offrire un tributoa questa grande figura da cui ci separa quasi un millennio ma che ancora rimane nella memoria storica della nostra terra reggiana. Talvolta banalizzata ma proprio per questo fortemente viva, quasi fosse ancora presente nei percorsi verso i suoi castelli, il Bianello, Rossena, Canossa, Carpineti, Sarzano , nelle rocche della pianura e nel silenzio che aleggia intorno alle pievi che volle numerose in ugual maniera.


Le immagini che seguono si alternano in alcune sezioni di cui la prima è dedicata a Matilde per poi proseguire con il Castello del Bianello, con la sezione di Papa Gregorio VII e dei papi che si sono alternati prima e dopo di lui, poi con una sequenzadegli altri castelli che furono testimoni di quegli eventi storici per culminare con la figura di Enrico IV e della sua venuta a Canossa per ottenere il perdono, l’episodio che più di ogni altro è noto nel mondo.

COPYRIGHT ® Donatella Jager Bedogni e Giuliano Grasselli
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La storia mediata
Il Medioevo visto dal web: percorsi di ricerca e didattica
di Simone Bordini
pp. 182, € 20,00
CLUEB Edizioni, 2008
ISBN: 978-88-491-3059-1

Siamo davvero la modernità, rispetto al medioevo? Dal punto di vista cronologico, non vi è dubbio, ma un'analisi più approfondita fa emergere insospettabili richiami con quel lontano passato. Simone Bordini, attraverso un approccio multimediale alla storiografia medioevale, propone strumenti e mostra nuove possibilità in questo campo di ricerca.
Diverse sono le tematiche affrontate in quest'opera: il rapporto tra storiografia e tecnologia; l'ipertestualità antica e moderna, con i pericoli e le potenzialità che comprendono; strumenti di navigazione nella rete per storiografi; più un'utile appendice ad uso di studenti e non, con chiare e semplici istruzioni per passare da fruitori a protagonisti del web.
Lungi dall'essere un mero elenco di indirizzi internet o tecniche informatiche, l'opera acquista lo spessore di manuale, per addetti ai lavori e profani, da tenere a fianco per consultare, ricercare, confrontare, studiare, il medioevo. Bordini propone collegamenti e analisi; fornisce spunti interessanti per ulteriori ricerche; traccia un circolo virtuale tra storia medioevale e contemporanea, cosicchè le tecniche compilative medievali rivivono ai giorni nostri nei computer.
(dalla quarta di copertina)
Ci pare molto importante segnalare e consigliare la lettura di questo testo, non soltanto perché l’autore è un reggiano, il che dimostra una volta di più la vivacità della nostra città nel settore storico, ma anche per il taglio modernissimo dello studio che può essere di aiuto soprattutto nel campo della scuola, dove poi la storia non è certo fra le materie più amate.
Simone Bordini
"Nato a Reggio Emilia nel 1972, si è laureato in Lettere moderne e addottorato in Storia medievale presso l'Università degli Studi di Parma, dove è stato anche assegnista di ricerca presso i dipartimenti di Storia e di Italianistica. Dal 2000 collabora con il Consorzio Interuniversitario ICoN ( Italian Culture on the Net ) per la didattica in Rete, per il quale, dal 2004, è tutore delle e-classrooms di Storia medievale, Storia moderna e Storia della Chiesa. Coordina lo stage di "Comunicazione storica e pratiche digitali", afferente all'insegnamento di Storia medievale tenuto da Roberto Greci, con il quale, dal 2005-2006, divide l'insegnamento di Storia e metodologia delle scienze storiche II, presso la sezione di Parma della Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario (SSIS). Sempre nell'ambito della SSIS insegna "Didattica della Storia". I suoi interessi di studio sono rivolti alla storia delle università e alle scritture memorialistiche.
Pubblicazioni principali: Uno strabismo storiografico: i medievisti e l'internet, in R. Greci (a cura di), Medioevo in rete tra ricerca e didattica, Bologna, CLUEB, 2002, pp. 181-201; La costruzione della memoria: l'ospedale medievale nelle narrazioni storiche parmensi, in R. Greci (a cura di), L'ospedale Rodolfo Tanzi in età medievale, Bologna, CLUEB, 2004, pp. 345-375; L'Età media nell'Età dei media: l'Emilia medievale nel Web, in R. Greci (a cura di), Vito Fumagalli. Uno storico e un territorio, Bologna, CLUEB, 2005, pp. 405-420; Templari tra fonti, mito e fiction. A proposito di un libro recente e di una tendeza cosolidata, in «Nuova Rivista storica», LXXXXIX (2005), pp. 483-496; Due storie allo specchio. Città e cattedrale nei primi secoli del medioevo, in R. Greci (a cura di), Il governo del vescovo. Chiesa, città, territorio nel medioevo parmense, Parma, MUP, 2005, pp. 27-43; Lo sguardo su di sé. Vita di Giovanni Antonio da Faie speziale, in Pier delle Vigne in catene da Borgo San Donnino alla Lunigiana medievale. Itinerario alla ricerca dell'identità storica, economica e culturale di un territorio. Atti del convegno itinerante (28 maggio 2005-13 maggio 2006), a cura di G. Tonelli, Sarzana, Grafiche Lunensi, 2006, pp. 33-64; Studium e città. Alcune note sul caso reggiano, in Medioevo reggiano. Studi in ricordo di Odoardo Rombaldi, a cura di A. Gamberini e G. Badini, Milano, FrancoAngeli, 2007, pp. 154-192; Dante e la percezione dell'individualità nel Medioevo, in R. Bordone, G. Cherubini, R. Greci, S. Bordini, Dante e la storia medievale, Milano 2008; Uberto Bobbio, un giurista tra città e scuole nell'Italia padana del Duecento. Una prima messa a punto per un profilo biografico, in La storia delle università alle soglie del XXI secolo. Atti del Convegno internazionale di studi. Aosta, 18-20 dicembre 2006, a cura di P. Gheda, M.T. Guerrini, S. Negruzzo, S. Salustri, Bologna 2008, pp. 91-105; La storia mediata. Il Medioevo visto dal Web: percorsi di ricerca e di didattica, Bologna, CLUEB, 2008.
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L'Italia medievale
introduzione di Franco CardiniPrezzo € 20,00
Prezzo soci € 16,00
Pagine 242
Formato cm 14 x 22,5
Edizione 2004
Collana Guide Cultura
ISBN 88 365 3058-3
Touring Club Italiano

Borghi, città, monumenti e opere d'arte: tuttte le più significative testimonianze di un'epoca che ha lasciato una straordinaria eredità.
Dieci secoli della nostra storia
La guida più aggiornata ai tesori dell'arte, dell'architettura e dell'urbanistica medievale in Italia: un compendio utilissimo per la consultazione, la lettura e la visita accurata sul territorio.
I nostri esperti hanno selezionato oltre 400 località nelle quali il Medioevo ha lasciato una forte impronta nella storia, nell'arte e nella cultura. Un'impronta ancora oggi visibile in testimonianze, a volte celebri, a volte ancora poco note, che formano un mosaico di beni culturali tra i più significativi del Bel Paese.
• 423 Località e siti ricchi di monumenti dell'arte medievale
• 25 Riquadri di approfondimento artistico
• 20 Carte regionali
• 18 Piante di monumenti
Scritto da italiamedievale


